Capitolo 1: Roma giorno 2

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Ella era triste della notizia che aveva appena appreso. Ma non quel tipo di tristezza che ti assale quando perdi qualcuno di caro, no, non era così. Si sentiva delusa della sua vita, stava capendo quanto in realtà si sentisse sola.

Davanti a quel paesaggio meraviglioso, si girò e vide una coppia stringersi la mano. Una cosa davvero normale e comune, ma quei due ragazzi avevano qualcosa di speciale: il modo in cui lui ad un certo punto si girò verso di lei con quello sguardo. Un semplice sguardo, eppure aveva detto tutto. L’amore che li univa era davvero forte.

Amareggiata continuò ad avventurarsi sempre più in profondità nei suoi pensieri.

Ella era una ragazza forte, aveva affrontato tante difficoltà nella sua vita, le continue divergenze con suo padre l’aveva resa la donna che era adesso: forte ed indipendente.

Si perse nella sua mente, quando si sentì scuotere bruscamente.

Come in un sogno si svegliò all’improvviso.

Una donna anziana, sui settanta anni, era svenuta davanti a lei e cadendo l’aveva urtata. Era una persona distinta, molto semplice, aveva un tacco basso marrone e un vestito color panna che con la caduta si alzo.

Ella si accasciò ed iniziò ad urlare: “Aiuto, Aiuto!!” Non era mai stata brava nelle materie scientifiche, appunto per questo aveva intrapreso studi umanistici, ma in quel preciso momento si pentì di non aver seguito almeno il corso di primo soccorso.

Era molto impacciata, non sapeva che cosa fare quindi iniziò ad urlare sempre più forte.

Rapidamente la signora iniziò a perdere sangue dalla bocca e a tossire insistentemente, Ella decise di aiutarla bagnandole il volto con una bottiglietta di acqua.

I soccorsi non tardarono. Gli infermieri misera la donna sul lettino per poterla portare in ospedale. Elizabeth pensò di radunare rapidamente gli effetti che la signora aveva perduto con la brusca caduta.

Una volta finito, si avvicinò all’infermiere per capire meglio la situazione e potergli consegnare la borsa, ma nel mentre stavano conversando, la signora sul lettino del soccorso, tese una mano sfiorando appena Ella e le disse con voce flebile: “Giovanni, Giovanni”! per poi svenire definitivamente.

Si chiese chi fosse Giovanni, sarà stato suo marito? O forse suo figlio? O suo nipote? Chiunque fosse era importante che lo contattasse subito, prima che fosse troppo tardi. Prese rapidamente il telefono, un vecchio Nokia, la cosa la fece sorridere. Il profilo di quella signora le dava una sensazione di dolcezza per la sua semplicità.

Trovo il numero di Giovanni.

Chiamò, il telefono squillo un paio di secondi.

Una voce ferma e roca disse: “Pronto”

“Buonasera, sono Ella, una signora anziana si è sentita male, è stata portata via in ambulanza e prima mi ha detto di chiamarla” disse Ella con tono imbarazzato misto a preoccupazione

“Dannazione, ha perso molto sangue” chiese con tono fermo

“Temo di si” risposti dispiaciuta

“La ringrazio, buona serata” chiuse rapidamente, senza neanche darle la possibilità di rispondere.

Quando chiuse il telefono si sentì in dovere si voler sapere chi fosse quella dolce anziana e chi fosse Giovanni. Non essendo pratica di Roma decise di seguire l’ambulanza potendo così recarsi nell’ospedale corretto.

Chiamò il taxi.

La corsa era appena iniziata.

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Capitolo 1: Roma giorno 1

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Ella guardava attraverso le vetrine di quel corso a lei sconosciuto. Era ancora primavera ma quell’anno venne un caldo particolarmente torrido, decise di voler acquistare qualcosa di adatto alla stagione. Un vestito in particolare l’aveva colpita: era giallo, con dei ricami in fondo alle maniche corte, niente di eccessivo, preferiva essere elegante ma semplice.

Elizabeth, era il suo nome all’anagrafe ma tutti i suoi amici la chiamavano da sempre Ella e forse anche lei in realtà lo preferiva, lo trovava molto più amichevole dell’austero nome di battesimo.

Si trovava a Roma per lavoro: era un avvocato per una società di consulenza informatica di New York. Avendo molte sedi sparse per il mondo viaggiava spesso e volentieri.

Quel pomeriggio dopo aver comprato il vestito, avendo tempo libero decise di visitare la meravigliosa città.

Era una soleggiata giornata di maggio. Partì dal Colosseo a scendere per i Fori imperiali nei quali decise di sedersi per ammirare il paesaggio. Si fermò sotto gli alberi per riprendere fiato e rinfrescarsi.

Aveva intrapreso studi classici da adolescente, per imposizione dei suoi genitori, per poi volare a Giurisprudenza a Stanford University. Non aveva mai capito le forzature dei suoi genitori sulla cultura classica, solo in quel momento guardando i resti di quello che è rimasto di quel grande impero capì.

Le piaceva molto la storia, sopratutto quando riusciva a vederla nella realtà. In quel preciso momento si ricordò che quando era piccola uno dei suoi sogni più grandi era quella di fare l’archeologa ma questo sogno svanì, con tanti altri. Era amareggiata per le decisioni che aveva preso nella sua vita, ma nonostante questo soddisfatta per essere diventata una donna in carriera.

Ma era davvero felice?

Viaggiava spesso, almeno due volte al mese. Girava il mondo. Eppure sentiva che le mancava qualcosa.

Ella era persa nei suoi pensieri da ore ormai, quando questo momento venne interrotto da una chiamata.

Era Amy, la sua migliore amica.

“Pronto” disse con tono distratto

“Tesoroooooooo” si sentì un urlo dalla cornetta

“Amy ciao, come stai?” domandò sorridendo

“Tutto bene, ho davvero troppe novità da raccontarti, dico solo le parole chiave: William, Jack ed Eric” Con questo ultimo nome Amy cambiò tono, sapendo quello che stava per raccontarle.

Eric era l’ex fidanzato di Ella.

“ah…” con tono triste affermò Ella

“é tornato…e non è tutto, si è sposato!”

Ella rimase così basita che liquidò la sua amica molto velocemente.

Ella ed Eric erano stati insieme per 5 anni. Si erano conosciuti all’università di Stanford, lui studiava lettere. Dopo due anni di convivenza, avevano deciso di sposarsi. Avevano comprato casa, con boxe per auto e giardino per far giocare i bambini. Era tutto programmato quando un giorno lui decise di accettare la proposta di andare ad insegnare all’università di Oxford. La situazione durò solo per qualche periodo ma finì rapidamente. Erano in due continenti così lontani, per un tempo non definito, come poteva funzionare?

Assorta da questi ricordi, Ella rimase seduta su quella panchina di mattoni davanti ai fori imperiali fino a sera.

Il libro della vita

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Buongiorno a tutti, oggi voglio proporvi una sfida. C’è un libro che vi cambiamo o colpito e che quindi mi consiglieresti di leggere? Sono molto curiosa dei vostri commenti. A presto. Fatemi sapere anche il motivo per cui mi consigliate di leggerlo.

Il mercante e la strega

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Ciao a tutti, sto scrivendo questa storia e vorrei avere gentilmente il vostro parere su che cosa ne pensate.

 

C’era una volta in un deserto, un vecchio mercante che girava da anni senza trovare dimora fissa. Un bel dì, mentre camminava come tutti i giorni, vide in lontananza un’oasi bellissima, piena di acqua, palme verdissime ed ogni sorta di fiore colorato, decise così di mettersi sotto quegli splendidi alberi e si addormentò. All’improvviso venne svegliato da un frastuono metallico, si alzò e vide una donna bruttissima davanti a lui, era una strega, intimorito cercò di scappare ma la strega lo trattenne a parlare per sapere quale vento lo portava in quell’oasi. Iniziò a raccontare la sua storia e altrettanto fece la vecchia maga. Lei era nel deserto da anni perché stava cercando il sangue di drago, il mercante così si incuriosì ma alle sue domande non trovò risposta. Ad un certo punto la strega fece un incantesimo imprigionando il mercante, l’unica via di fuga era quella di sottostare al suo volere. La megera gli diede due missioni, la prima era quella di andare nel cuore del deserto, scavare 10-15 metri sotto la sabbia, mettere un seme di quercia ed andare via. Il mercante a questa richiesta rimase sconvolto, si chiedeva come fosse possibile che una quercia crescesse nel deserto. La seconda missione era quella di andare all’estremità della foce del Nilo, prendere l’acqua e tornare ad innaffiare la quercia. Il mercante non aveva possibilità se non quella di provare a compiere queste folli missioni, gli venne così consegnato il seme. Quello che però la strega aveva omesso di dire, volontariamente, era che il seme fosse incantato. Per questo motivo cresceva ogni notte il doppio di sé stesso e doveva essere piantato ai 10 giorni di vita, né prima né dopo. Questo rendeva ovviamente tutto più complicato. Dopo queste istruzioni, iniziò ad incamminarsi verso il cuore del deserto. Arrivò dopo qualche giorno di cammino e si rese conto che non riusciva a scavare e che a mano nuda ci avrebbe impiegato troppo tempo. Era disperato, non sapeva cosa fare e si mise a parlare al cielo, implorando Dio di aiutarlo. Ad un certo punto vide vicino a lui un ramo, provò a tirarlo via ma era durissimo, provò più volte a tirare quando ad un certo punto sentì un ticchettio. Non fece in tempo a girarsi che improvvisamente si ritrovò in un castello, sopra le nuvole, sospeso nel cielo. Entrò dalla porta principale e vide che era pieno di persone più piccole di lui che provavano a punzecchiarlo con dei mini forconi, più che male gli facevano il solletico. Ma dove era finito? Lui doveva scendere per seminare la quercia. Si fece largo tra i piccoli omini quando vide in lontananza un uomo alto come lui. Era il capo tribù, che gli disse che la strega cattiva li aveva imprigionati tutti, loro un tempo erano mercanti in cerca di fortuna. Impaurito per quel contrattempo, il venditore si chiese come potesse tornare a svolgere la sua missione, infatti essendo sopra una nuvola era impossibile poter scendere senza morire. Il capo di quella comunità vedendo intimorito il mercante si avvicinò e gli propose di svolgere una missione, ottenendo così la scala d’oro per poter scendere a piantare il seme. Non avendo altra scelta, il mercante accettó.

Come impaginare un libro?

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Cari amici, ho deciso di fare una piccola raccolta delle mie poesie, data la vostra esperienza chiederei gentilmente consigli, sia sul programma da utilizzare che sulle modalità di pubblicazione. Attendo risposte. Grazie a tutti.

Secondo capitolo

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Camminai nuovamente per ore ed arrivai davanti ad una strana porta color oro. Appena mi trovai davanti s’illuminò, era splendente e sentivo come se dei cori angelici mi accarezzassero l’anima. Era talmente luminosa che m’infiammava gli occhi e pensai: <<Ooohhh chee beellooooo>>.

C’era un campanello gigante, mi avvicinai per suonare, ma mentre stavo per premere il pulsante la porta si aprì.

Un signore sulla cinquantina, stempiato, con addosso dei bermuda rosa a fiorellini, una maglietta dell’hard rock cafè di Amsterdam, infradito dell’hawaiana e occhiali da sole rossi mi salutò: << Hallo, io ezzere Zigmund Freud>>.

Rimasi sbigottita.

<<Mi scusi lei sarebbe il fondatore della psicanalisi?>>

<<Ja, mie teorie zono ztate importanti per zcoperta uomo>>. Non sapevo che cosa rispondergli.

<<Tieni per ezzere come noi qua devi metterti quezti occhiali>>. Mi dette degli occhialetti ridicoli con scritto “Ti amo”.

Entrammo nella casa e ci trovammo in un corridoio antico con dei quadri quasi bicentenari appesi alle pareti. Incuriosita guardai dentro uno di questi. Raffigurava Alessandro Manzoni. Mi avvicinai per vedere meglio e in un millesimo di secondo lo stesso Manzoni mi raccontò la sua vita e i “Promessi Sposi”. Tornata in me stessa guardai Freud che nel frattempo aveva ripercorso la storia del signor McDonald e stava mangiando con gusto, insudiciandosi con un Big Mac.

<<Vizto che bella quezta noztra zcuola? Zezzti autori a noi raccontano tutta loro vita e tutte loro opere niente parti teoriche>>. Mi stavo divertendo, anche se in testa avevo sempre la stessa domanda.

<<Dove sono?>>.

<<Funville>> disse la voce solenne.

Finito il lungo corridoio entrammo in una sala immensa di cui non riuscivo neanche a vedere la fine.

<<Cos’è questo posto?>> chiesi affascinata.

<<Qui zi pozzono ricoztruire le ztorie dei cartoni animati>>.

<<Guarda, Sigmund! Quella è la sirenetta!>> dissi indicando una ragazza vicino ad un porto.

Ci avvicinammo e Sigmund le disse in modo confidenziale: <<Zalve Ariel come va oggi?>>

La sirenetta si girò di scatto e felice di vederlo rispose:

<<Salve Siggi, tutto bene oggi tu?Comunque perdonami ma sono di fretta perché io ed Eric ci stiamo per imbarcare per il Titanic, arrivederci>>. Gli diedi un bacio frettoloso sulla guancia e s’incamminò strisciando verso la nave e lasciando al suo passaggio una scia bavosa simile a quella delle lumache.

Proseguimmo per una stradina con delle vetrate trasparenti sotto i nostri piedi: si poteva vedere tutto l’oceano e la varietà di pesci e animali che lo abitavano.

Pian piano il terreno cambiò e diventò erboso, lo scenario si era nuovamente trasformato.

Ci fermarono tre pinguini: <<Scusate sapete qual è la strada per andare ad Antananarivo in Madagascar?>> disse il primo pinguino con voce roca e seducente, abbassando gli occhiali neri per farmi l’occhiolino.

<<Uhm…zi ze andate…>>

Puff.

Sigmund Freud scomparve nel nulla.

Rimase al suo posto una strana polverina grigia, rimasi perplessa e la annusai per capire cosa fosse. Era cenere.

 

Primo capitolo

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<<Dove cavolo sono?>> pensai spaventata. Vidi un’insegna, mi avvicinai al cartello con un gran punto di domanda in testa.

<<Cioccoville>> disse una voce roca dall’alto con tono sarcastico. Feci un balzo indietro, guardai il cielo chiedendomi da dove sarebbe potuto derivare quel buffo suono. Sentii un rumore di zoccoli di cavallo in lontananza che si avvicinavano.

<<Eilà eilà, sciò! Sono l’Orlando furioso. Sono molto focoso quindi via dal viale alberoso.>>disse un piccolo ometto vestito in modo medioevale. Mi passò davanti e poi scappò veloce sul suo cavallo facendo una grossa risata. Rimasi sconvolta. Che mondo era quello?

<<Cioccoville>> ripeté la voce sarcastica.

Scoppiai a ridere.

M’incamminai lungo un viale alberato, che era tutto ricoperto di puro cioccolato: ciottoli, alberi, rami, liane e frutti. Ogni sasso aveva un colore diverso: rosso, blu, giallo e altri colori sgargianti che m’ingolosivano gli occhi. Sentivo le palpebre diventare due bocche sbavanti.

Stavo camminando da ore e decisi di sedermi su un sasso di cioccolato bianco.

<<Ahhh, che bello!>>pensai. Ero troppo stanca per proseguire lungo il viale. Mi stavo gustando il paesaggio quando il masso dove ero seduta iniziò a muoversi. <<Ahhhhhh>>iniziai ad urlare: <<Aiuto, aiuto! Qualcuno mi aiuti!>>. Ero in preda al panico e intanto il blocco di roccia aveva iniziato a camminare.

“Trasca Allam, Scimmi Sta, Iocta Naaaaaa”, sentì una voce energica pronunciare questa frase e all’improvviso il masso si fermò.Svenni.

Quando mi ripresi mi si avvicinò una ragazza sulla ventina, aveva i capelli biondi e carnagione chiara.

<<Ti sei fatta male?>> mi chiese sorridendomi.

<<Ummhh no, mi gira solo un po’ la testa e mi sento confusa, ma tu chi sei?>> chiesi frastornata.

<<Sono Heidi.>> La guardai intensamente. Non ci credevo.

<<Umhh, okey>> dissi incerta.

<<Tieni, mangia questo e starai meglio>> mi porse una barretta di cioccolato simile a quella di Willy Wonka.

<<Grazie>> dissi timorosamente. La mangiai e il sapore era buonissimo, un misto tra lasagne e arrosto. Era un pranzo completo, concentrato in una sola barretta. <<Geniale, chi ha inventato questa meraviglia?>> chiesi incuriosita.

<<Mio nonno Tobia>> disse subito.

<<Buonissimo! Ma come si fa, qual è la ricetta?>> chiesi sempre più incuriosita. Il suo volto si oscurò e iniziò a raccontarmi la bizzarra vicenda che aveva portato alla nascita della barretta;

<<Sai, mio nonno è stato in prigione per 3 anni, ingiustamente a mio avviso>>si avvicinò al mio orecchio e dopo essersi accertata che nessuno ci stesse sentendo mi sussurrò: << Il nostro vicino di baita Sir Diego aveva rubato la mucca al nonno, quando lui se n’accorse andò di nascosto una notte nel fienile per uccidere il cavallo migliore del Sir, ma fu scoperto e la polizia lo rinchiuse. Adesso che è tornato aveva bisogno di soldi e mettendo insieme un po’ di ingredienti strani è nata l’Haltac.>>

Rimasi stupefatta a guardarla.

<<Wow, che fantasia che ha avuto, complimenti al nonno>>.

<<Già è intelligentissimo. Comunque scusami, ma devo scappare perché mio nonno mi sta aspettando in piscina>> disse frettolosamente. Ci salutammo e prendemmo due strade diverse.